L’accomodazione rappresenta una vera e propria modificazione del potere dell’occhio; perciò per valutare se un occhio è in grado di accomodare è possibile misurare in modo oggettivo il fenomeno dell’accomodazione. Esiste il PUSH UP TEST: si richiede ad un paziente con la correzione per lontano di avvicinare a sé una tabella utilizzata comunemente per la lettura da vicino finchè non avverte uno sfocamento delle immagini; l’inverso della distanza espressa in metri rappresenta la misura dell’ampiezza accomodativa di quel soggetto espressa in diottrie. Questo test è inficiato da alcuni limiti:innanzitutto è una valutazione soggettiva, per cui occhi con una profondità di campo differente non hanno la stessa accomodazione. Nei pazienti che non possono accomodare perché presbiti o con una IOL monofocale impiantata, questo test misura solo la profondità di campo. Il test risente dell’abilità del paziente nel percepire subito lo sfocamento La percezione dello sfocamento varia da paziente a paziente e dall’interpretazione propria dello sfocamento. La misurazione infine dipende dalle istruzioni date al paziente. Queste limitazioni rendono inadeguato questo metodo per misurare la capacità di ripristino dell’accomodazione. Gli strumenti che misurano in modo oggettivo l’accomodazione sono i refrattometri, gli auto refrattometri e gli aberrometri. Il refrattometro di Hartinger (HCR) è uno strumento di laboratorio ampiamente utilizzato per misurare in modo oggettivo l’accomodazione. Il paziente mette a fuoco un tabellone con i caratteri a distanza e una serie di lenti a basso potere sono poste dinnanzi all’occhio per determinare uno sfocamento delle immagini e stimolare l’accomodazione. Quando il paziente accomoda per mettere a fuoco l’immagine sfocata si misura la risposta con l’HCR. Alcuni studi hanno dimostrato che i metodi soggettivi sovrastimano l’ampiezza accomodativa rispetto ai metodi oggettivi.
(da Cataract & Refractive Surgery Today)
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.