L’idea di usare delle radiazioni luminose per trattare malattie oculari
si basa sulla osservazione che fissare direttamente e in modo prolungato
la luce solare poteva provocare delle lesioni oculari irreversibili. Questo
fatto era già noto ai Greci ed una vittima del danno solare fu Galileo
Galilei che aveva osservato direttamente il sole con il suo cannocchiale.
La luce laser può essere usata sia come mezzo terapeutico, sia come
mezzo diagnostico.
L’energia della luce laser, al contrario della luce convenzionale,
si concentra in un punto assai limitato dove agisce venendo assorbita dal
tessuto.
Gli effetti biologici dei laser sono vari: effetti termici, fotochimici,
ionizzanti e non lineari.
Esistono quindi diversi tipi di laser, e diversi sono quelli che si impiegano
in oculistica.
In base all’effetto l’oculista usa:
Tra tutti i tipi di laser
impiegati in oftalmologia discutiamo solo di quelli di uso più comune
nella pratica clinica:
Laser Argon.
Si tratta di un laser a ioni ad azione termica, con fotocoagulazione
dei tessuti colpiti.
Le sue indicazioni sono:
Laser Nd:YAG.
Si tratta di un laser allo stato solido, con effetto fotomeccanico; è un
laser che distrugge o, meglio, disintegra porzioni piccolissime di tessuto.
Esso può essere usato per la profilassi del glaucoma e per il trattamento
della cataratta secondaria.
Laser ad eccimeri.
Si tratta di un laser ad azione fotochimica, con conseguente ablazione
di tessuto.
Viene usato per:
Laser Femtosecond.E’ un laser ad azione fotodistruttiva che emette
la sua energia in tempi brevissimi (femtosecomdi). Eseguendo migliaia
di microablazioni, una vicina all’altra, si possono eseguire dei veri
e propri tagli di vario tipo; la strumentazione viene utilizzata soprattutto
nella Lasik (tecnica per la correzione di difetti di miopia, astigmatismo,
ipermetropia) e nel campo dei trapianti di cornea.
Negli anni ’90 il laser ha cominciato ad essere usato come mezzo
diagnostico. Esso viene utilizzato nello SLO (Scanning Laser Ophthalmoscopy).
Lo SLO è una nuova tecnica diagnostica per immagini. Con questo
apparecchio si illumina il fondo oculare con un sottile fascio laser scannerizzato
sulla superficie della retina; un detettore cattura la luce riflessa. L’immagine
si vede in tempo reale su un monitor e può essere digitalizzata ed
archiviata.
Le modalità di utilizzo sono varie e permettono l’individuazione
ottimale di strutture normali e patologiche della coroide e della retina.
Lo SLO viene usato anche nella angiografia al verde di indocianina, esame
che si utilizza per la terapia fotodinamica.
Lo SLO viene usato nella diagnostica della patologia maculare, permette
di determinare acuità visiva e campo visivo prima e dopo il trattamento
di tale patologia nei rari casi in cui si può fare qualcosa.
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.