La miopia è in Europa e forse nel mondo il più diffuso difetto della vista. E’ un difetto di rifrazione, dovuta al fatto che i raggi luminosi che provengono da lontano vengono messi a fuoco davanti alla retina e non, come dovrebbero, su questa, per cui il soggetto vede sfuocato in lontananza: la miopia compromette la visione per lontano. Ne è affetto circa il 30 – 35% della popolazione, e la percentuale è in lieve ma costante aumento. Può comparire già nell’infanzia, ma più frequentemente si riscontra nella pubertà. La miopia semplice tende a progredire nel tempo per stabilizzarsi intorno ai 20 – 25 anni. Quella più elevata, che rappresenta una vera e propria malattia dell’occhio, aumenta durante tutta la vita; in questo caso in genere l’occhio è più “lungo” del normale.
La miopia si corregge con lenti di tipo negativo, divergenti, che spostano l’immagine nitida sul fondo dell’occhio cioè sulla retina rendendo così la visione nitida e chiara: la miopia si definisce lieve fino alle 4 diottrie, media sino alle 8, ed elevata oltre questi valori (talora può raggiungere anche le 20 o 30 diottrie).
Diversi fattori possono causare miopia:
L’eziologia, cioè lo studio della causa o dell’origine della miopia ha prodotto quantità enormi di ipotesi e di controversie e le teorie sono state numerosissime. In effetti, spesso si tratta di semplici speculazioni: gli studi clinici su questo argomento sono spesso carenti da un punto di vista metodologico. Le conclusioni che si possono quindi ottenere da tutto il materiale presente in letteratura non sono né certe, né immodificabili. In ogni caso si può ritenere che l’eziologia delle miopia sia multifattoriale.
Fra i tanti, un fattore che sembra entrare in causa è la ridotta concentrazione di ossigeno atmosferico: si è ad esempio verificato che il difetto miopico è più frequente nelle popolazioni di alta montagna; anche durante un volo al di sopra dei 5000 metri si presenta un peggioramento rifrattivo probabilmente a causa di uno spasmo del muscolo ciliare.
Si pensa poi che abbiano un ruolo anche fattori endocrini, carenze vitaminiche e proteiche, malattie debilitanti (tubercolosi, anemie), difficoltà visive dovute a patologie che compromettono precocemente l’integrità del bulbo oculare.
Vi sono anche differenze razziali ed etniche: la miopia è più frequente nelle popolazioni asiatiche ed in quella ebraica, mentre è rara nelle popolazioni di etnia nera, più specificatamente nelle popolazioni primitive dell’Africa.
Però i due fattori principali responsabili dell’insorgenza della miopia sono sicuramente il fattore ereditario ed un fattore “ambientale”, cioè l’attività visiva da vicino.
Fattore ereditario. Non si hanno studi che indichino che tipo di ereditarietà entri in gioco, se di tipo recessivo, dominante o multifattoriale. Vi sono differenze tra la miopia lieve-moderata e quella grave e patologica, ma spesso gli studi non considerano questa differenza. Probabilmente, dato che la rifrazione oculare è legata alla correlazione anatomica e funzionale di diverse strutture oculari -cornea, cristallino, vitreo, sclera, retina- è logico pensare che l’ereditarietà possa essere di diversi tipi.
Fattore “ambientale”. A fine ‘800 è stata proposta la teoria dell’uso-abuso: la miopia comparirebbe per un uso eccessivo dell’accomodazione, in pratica per un eccesso di attività oculare nell’applicazione da vicino (lettura, cucito, etc.).
Di questa teoria si sono sempre avuti sia detrattori sia sostenitori. Ma a suo favore si possono considerare alcuni fatti. Prima di tutto l’insorgenza della miopia può essere considerata come una strategia di adattamento. In condizioni normali usare la vista per un’attività da vicino è causa di affaticamento, cosa che non accade per la visione da lontano; nella condizione di miopia è più agevole l’attività ravvicinata, perché l’occhio miope è già a fuoco per vicino e quindi non si affatica in questo tipo di lavoro; ne deriva che chi è più dedito al lavoro continuato e prolungato nel vicino è potenzialmente più a rischio diventare miope.
In secondo luogo è frequente sentire dalla gente, e in effetti, i dati statistici lo confermano, che la miopia di grado lieve o medio inizia a comparire in età scolare, specialmente nel passaggio tra le classi elementari e medie, cioè al momento in cui le ore necessarie per lo studio e l’impegno visivo aumentano.
In più, ma questa è solo una curiosità, si è sempre fatto coincidere nell’iconografia scolastica lo scolaro “quattrocchi” con lo scolaro “secchione”. Per di più le statistiche confermano che la percentuale di soggetti miopi aumenta rapidamente e stabilmente nel corso degli anni di scolarizzazione e di vita universitaria e che essa è un difetto comune nelle occupazioni in cui gli occhi vengono assiduamente impiegati nello studio o nell’attento controllo di oggetti minuti.
In ogni caso l’età scolare sembra essere quella nella quale la miopia normalmente si sviluppa e, dal momento che i bambini miopi siederanno e leggeranno a casa piuttosto che giocare all’aperto, un miope sceglierà di preferenza un’occupazione che comporti un lavoro per vicino. In effetti, i giapponesi che sono in alta percentuale miopi, non considerano lo studio causa di miopia, ma considerano i miopi più intelligenti degli altri soggetti e quindi più portati allo studio. Bisogna però ricordare che la condizione di miopia si manifesta anche in soggetti analfabeti e in chi svolge lavori non da vicino, e che ci sono molte persone dedite a lavoro per vicino che non sviluppano mai miopia.
In ogni caso questa teoria dell’iperlavoro da vicino come causa di miopia potrebbe anche confermare l’ipotesi che essa innesti dei meccanismi patogenetici, cioè sia in grado di provocare da sola dei difetti della vista. E’ certo, ad esempio che la visione da vicino fa aumentare la pressione nel vitreo e questa condizione può causare l’allungamento del bulbo e quindi un’errata messa a fuoco.
Inoltre si ipotizza che l’alternanza tra lo stress meccanico di compressione durante l’accomodazione e lo stress tensivo quando si rilascia l’accomodazione possa essere causa della deformazione sclerale alla base dell’allungamento del bulbo.
Si sono anche ipotizzate influenze dell’illuminazione durante l’attività da vicino, perché si è potuto accertare che l’uso di aule adeguatamente illuminate ha fatto registrare la riduzione dei casi di miopia in alcune scuole sottoposte a screening. Infine, un’ultima ipotesi: è possibile che una lunga applicazione da vicino causi uno spasmo accomodativo durevole e forse la miopia scolastica è interpretabile in questo senso.
Un’analisi descrittiva concernente i giovani francesi tra il 1987 ed il 1993 ha portato delle importanti nozioni: nel periodo studiato la miopia è passata dal 6.96 al 17,58% cioè è aumentata di due volte e mezza nei dipartimenti situati nella metà nord della Francia. Una delle ipotesi fisiopatogenetiche suggerite dai ricercatori francesi è l’eccessivo uso di schermi informatici.
La difficoltà di trovare una sola o alcune cause certe della miopia ha fatto pensare anche ad un intreccio tra il fattore ereditario e quello “ambientale”. Possiamo avere una predisposizione congenita: se un occhio predisposto svolge attività da vicino diventerebbe miope, altrimenti no; al contrario un occhio senza predisposizione non diventerebbe miope neppure con una forte attività visiva da vicino.
Seang-Mei Saw dell’Università di Singapore ha presentato uno studio “Epidemiologia globale della miopia” (2007); questo studio sul fattore Rischio della Miopia (SCORM) ha documentato la percentuale di progressione di miopia su 1979 bambini di età fra i 7 e i 9 anni, fin dal 1999 in due scuole e dal 2001 in una scuola.
E’ stata fatta un’indagine su attività, date di nascita, miopie dei genitori ed altri dati rilevanti. Sono state fatte visite annuali di acuità visiva, biometria, rifrazione in cicloplegia. E’ stato programmato di fare questi esami ogni 2 anni per i prossimi 20 anni.
La percentuale di miopia è del 28% per bambini di 7 anni di età, 34% per bambini di 8 anni e del 43% per bambini di 9 anni.
L’analisi di Cohort evidenzia il rischio di maggiore possibilità di miopia tra i bambini che hanno i genitori miopi e tra coloro che ottengono un migliore test di I.Q.
La percentuale di persone miopi è molto alta in città come Singapore, Taiwan e Hong Kong. Paragoni con persone di età simile e con città occidentali in Europa, Australia e Stati Uniti presentano una minor percentuale di miopi. I fattori che possono influenzare l’insorgere della miopia includono l’uso di computers, esami più difficili da superare, sistema prescolare intenso, istruzione più competitiva e fattori ambientali. Secondo una recente ricerca, un’attività all’aperto sembra essere un fatto protettivo. Possibili luoghi di maggior incidenza di miopia sono stati identificati, ma nessun gene di miopia è stato localizzato; fattori ambientali possono spiegare la maggior diffusione della miopia tra un luogo e l’altro.
Viste tutte le ipotetiche cause di miopia e la difficoltà di restringerle a poche, sulle quali sia possibile operare con interventi mirati, gli studiosi e i ricercatori hanno convenuto per molto tempo che la miopia poteva essere corretta soltanto con gli occhiali o le lenti a contatto; intorno agli anni Cinquanta, si cominciò a intervenire chirurgicamente sul difetto utilizzando diverse metodiche, oggi di uso poco frequente se non del tutto abbandonate.
L’esempio più noto è la cheratotomia radiale: una serie di incisioni a raggio sulla cornea, effettuate con il bisturi, aiutano a ridurre la miopia; altrimenti detta “metodo Fiodorov“. Attualmente è una tecnica praticamente abbandonata. Altre tecniche usate nel passato e poi abbandonate per la carenza nella tecnica operatoria ed ora ritornate in auge sono:
Queste tecniche sono state usate di volta in volta a seconda dell’entità del difetto da correggere ma l’arrivo del laser nella chirurgia rifrattiva ne ha ridotto gradualmente l’impiego, al punto che già da diversi anni le tecniche impiegate per la correzione della miopia sono quasi esclusivamente quelle con il laser ad eccimeri e sono principalmente due, la PRK e la LASIK:
(Da La Vista Umana)
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.