Il Dr Wayne Crewe-Brown del Kent nel Regno Unito, ricorda come l’euforia per i benefici ottenuti con il femtosecond laser nell’ottenere il lembo durante l’intervento LASIK rispetto al metodo meccanico, hanno fatto un po’ dimenticare le sue complicanze. Non bisogna dimenticare che ogni tecnica chirurgica può avere i suoi svantaggi, oltre che dei vantaggi, che consistono, in questo caso, nell’ottenere dei lembi più precisi, netti e puliti e quindi migliori risultati rifrattivi.
Bisogna ricordare che ci sono delle complicanze intraoperatorie e postoperatorie che devono essere conosciute e che quindi si possono ridurre. Tra quelle intraoperatorie bisogna ricordare: formazione di strati di bolle opache, penetrazioni verticali e orizzontali di gas, lembi sottili o decentrati, perdita di suzione. Gli strati di bolle possono alterare il sistema di tracking, distorcere le misure ecografiche durante la pachimetria. Possono inoltre interferire con l’efficacia di spot laser supplementari e rendere più difficile il sollevamento del lembo. Bisogna quindi prendere tutti provvedimenti adeguati per ridurre al minimo o per evitare del tutto questi inconvenienti.
Bolle di gas possono anche diffondere all’interno del bulbo, in camera anteriore e ciò può alterare completamente il sistema di tracking del laser ad eccimeri. Bisogna ricordare che ci vogliono diverse ore perché si assorbano queste bolle e bisogna quindi avere la pazienza di interrompere l’intervento ed aspettare. Raramente ci sono delle complicanze postoperatorie: infiammazione o cheratite diffusa lamellare, fotofobia e transitoria sindrome di sensibilità alla luce; queste ultime compaiono da due a sei settimane dopo l’intervento e in genere rispondono bene al cortisone. Occasionalmente ci possono essere anche strie e crescite interne epiteliali.
(Da Eurotimes)
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.