Chirurgia refrattiva in età pediatrica.

Il Dr Evelyn A. Paysse, professore associato di Oftalmologia e Pediatria presso l’Ospedale dei bambini del Texas e al College di Medicina Baylor di Houston si è dedicato allo studio della chirurgia rifrattiva in campo pediatrico.
Generalmente la chirurgia rifrattiva viene limitata all’ età adulta, in una situazione in cui il difetto visivo è stabile, ma quando è apparsa la PRK, come metodica di correzione rifrattiva, il Dr Paysse ha ritenuto che vi potessero essere casi pediatrici in cui tale tecnica poteva essere indicata.
Evelyn A. Passe ha cominciato a trattare nel 1990 bambini compresi tra i due anni e gli 11 anni di età. Si trattava di bambini con forte anisometropia, cioè un occhio senza difetti di vista o con difetto leggero ed un occhio con difetto elevato, oppure bambini con forte difetto di vista bilaterale.
Erano bambini che non rispondevano alla terapia standard dell’occhio pigro o non riuscivano a tollerarla, oppure che non riuscivano a tollerare le lenti a contatto e con l’occhiale avevano problemi per la notevole differenza tra un occhio e l’altro.
Si sono avuti subito degli ottimi risultati.
A tutt’oggi sono stati trattati circa 40 bambini. L’acutezza visiva è migliorata: il miglioramento è stato di 2/10 fino anche ad 8/10.
La tecnica usata è stata la PRK. Non è stata usata la LASIK per il rischio dovuto al fatto che i bambini si strofinano spesso gli occhi ed è difficile impedirglielo.
Il problema maggiore con la PRK è stato evitare la comparsa dell’haze, cioè di opacità corneali, più o meno dense. Ciò ha richiesto l’uso di colliri a base di cortisone per almeno sei mesi. Il che ha richiesto un controllo assiduo dei piccoli pazienti.
(Da Eyeworld)
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.

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